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REGIONE:Calabria
TIPOLOGIA PRODOTTO: Carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione.

Descrizione

La "'ndura" è un famosissimo salame tipico della cultura gastronomica calabrese.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la 'ndura nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT).

Caratteristiche

Sicuramente questo insaccato, a causa di una mera questione linguistica, è collegato "all'andouillette" francese.

Probabilmente, infatti, la 'ndura prende il suo nome per mediazione del diminutivo andouillette.

Tuttavia, tra i due insaccati ci sono delle differenze non di poco conto.

Questo perché il prodotto di Spilinga, molto noto per il suo sapore piccante e per il caratteristico colore rosso somigliante a quello del "chorizo spagnolo", viene realizzato con l'impiego delle parti grasse del maiale, ovvero con la pancetta il lardo e il guanciale, non quindi con le frattaglie di maiale e la trippa di vitello come nella ricetta del salume francese.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la creazione della 'ndura sono:

  • lardo di pancetta;
  • parti grasse del maiale;
  • carne magra;
  • salsa di peperoni dolci;
  • peperoncino piccante calabrese;
  • sale;
  • budella di maiale (pulite e lavate).

Proprietà orgnolettiche

Non ancora è tutto.

La 'ndura calabrese si contraddistingue per una peculiarità importantissima:

  • la sua stuzzicante pasta spalmabile è un cuore avvolgente e succoso che si scioglie in bocca.

Una sapidità e una consistenza che nascono proprio dall'appetitosa mistura di carne di maiale e grasso, questi ultimi, mescolati insieme al peperoncino rosso macinato, regalano all'insaccato la tipica colorazione accesa.

Degustazione

Nato come salume povero, la 'ndura è divenuto ben presto un prezioso condimento che dona sapidità a pietanze semplici, primi fra tutti gli ortaggi bolliti.

Oggi la 'ndura viene impiegata più che altro come:

  • ingrediente di soffritti.

Insieme alla cipolla rossa di Tropea, la 'ndura è divenuta la base di succulenti sughi e di ragù golosi!

Protagonista di innumerevoli ricette tradizionali, ritroviamo la 'ndura in ghiotti abbinamenti:

  • insieme ai peperoni;
  • come ingrediente importante di frittate e di pizze;
  • come componente essenziale delle uova fritte.

Ottima per accompagnare i formaggi, la 'ndura riprende con vigore il suo "ruolo contadino" nel momento in cui domina le tavole con un impiego semplice, ovvero:

  • spalmata golosamente come una crema sopra il pane casareccio abbrustolito.
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REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pesce

Descrizione

Le "alici" o "acciughe", sono piccoli pesci di mare.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le alici marinate nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Presentazione

Si riconoscono per la loro particolare colorazione:

  • argentea sui fianchi;
  • bianca sul ventre;
  • verdazzurra sulla schiena.

Origini

L'alice è un piccolo pesce, che fa parte della famiglia delle Engraulidae.

È tipica del Mare Adriatico ed è uno dei più importanti prodotti ittici italiani.

Si muove in branco e, solitamente, si tratta di gruppi molto numerosi.

È un pesce diurno:

  • le ore migliori per pescare le alici, infatti, sono quelle tra la mattina inoltrata e il primo pomeriggio.

La pesca delle alici viene fatta tramite le reti, imprigionando i branchi che si spostano per cercare cibo.

Le alici si riproducono tra Aprile e Novembre e ogni femmina può produrre fino a 35.000-40.000 uova.

Produzione

L'alice è:

  • un pesciolino di 10-15 centimetri di lunghezza;
  • caratterizzato da un profumo delicato;
  • carni sode.

I suoi valori nutrizionali sono molto interessanti e la sua versatilità in cucina la rende protagonista di diverse preparazioni e ricette.

Per 100 gr di prodotto edibile contiene ben 16,6 grammi di proteine, apportando solo 96 calorie e soli 2,9 grammi di grassi.

Il grasso delle alici marinate, inoltre, fa parte degli omega3, considerati lipidi buoni, che contribuiscono a tenere pulite le arterie dal colesterolo.

È, quindi, un pesce adatto anche ad essere consumato in un regime di dieta.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la realizzazzione delle alici marinate sono:

  • alici;
  • prezzemolo;
  • aglio;
  • aceto di vino bianco;
  • olio extra vergine di oliva;
  • sale fino;
  • succo di limone;
  • pepe nero.

Caratteristiche

Le alici marinate sono un piatto tipico della Puglia e delle regioni meridionali in generale.

Si servono come:

  • antipasto, nell'ambito di un pasto a base di pesce;
  • come secondo, accompagnate da una buona frittura o da un contorno fresco di verdura cruda.

Marinatura

Per prepararle occorre sottoporle a "marinatura", una pratica culinaria che prevede:

  • di "cuocere" naturalmente il pesce nel succo di limone;
  • senza necessità di utilizzare il fuoco o il forno;
  • il limone, oltre a marinare, disinfetta e è un antibatterico, questo rende la marinatura una tecnica di cottura sicura.

Ricatta

Per preparare le alici marinate bisogna pulire i pesci e metterli a bagno in succo di limone aromatizzato con:

  • aglio schiacciato;
  • prezzemolo.

Le alici devono riposare, in questo condimento, per almeno 5-6 ore.

Trascorso il tempo si scolano, si sistemano su un piatto da portata e si consumano così o impreziosite da un intingolo di prezzemolo, aglio e olio extravergine d'oliva.

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Conosciuto come Arancino o arancina, è uno dei piatti tipici siciliani più apprezzati e versatili. Tondo o a punta, ecco come realizzarlo nella sua preparazione tradizionale

L’arancino, o arancina, in base alle zone di provenienza, è uno dei piatti tipici siciliani che meglio rappresentano la regione. Al ragù, a forma conica o arrotondata, è un piatto che da sempre incanta e conquista il palato di tutti. 

Se ne trova traccia anche nella letteratura: il commissario Montalbano di Camilleri ne è ghiotto e ha contribuito a far conoscere l’arancino anche oltre i confini italiani. 

Ecco la sua storia e come prepararlo secondo la ricetta tipica siciliana.

Arancino: storia e tradizione dello street food più diffuso della Sicilia

Di origini molto antiche, sembra che l’arancino sia stato importato in Sicilia dagli arabi, che erano soliti mangiare riso condito con erbe e carne, durante i loro pasti. La panatura esterna, invece, sembra sia stata un’intuizione nata durante la corte di Federico II, nel tentativo di conservare la pietanza e renderla adatta al trasporto nei viaggi, durante le battute di caccia e, probabilmente, per il lavoro in campagna. 

in Sicilia, e in particolare a Palermo, si è soliti consumare gli arancini il 13 dicembre, il giorno di Santa Lucia.

Di arancini siciliani ne esistono veramente tantissime varianti. Le più diffuse sembra che siano quelli al ragù, al burro, con mozzarella e prosciutto, alla Catanese, con melanzane, e al pistacchio di Bronte. In generale, se ne possono realizzare un’infinità di tipologie, dolci, salati, di carne, di pesce, in base ai propri gusti personali. 

Arancino1 Intavoliamo

Ricetta arancino siciliano originale - Ingredienti

Ecco di seguito gli ingredienti necessari per realizzare il famoso arancino di riso siciliano. 

Per la preparazione del riso:

  • 1 kg di riso
  • 2,5 litri di acqua
  • 100 grammi di burro
  • 30 grammi di sale
  • 2 bustine di zafferano

Per la preparazione del ragù:

  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 2 foglie di alloro
  • un pizzico di chiodi di garofano
  • 250 grammi di carne di suino tritata
  • 250 grammi di carne di bovino tritata
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • salsa di pomodoro
  • 200 grammi di piselli surgelati
  • sale e pepe q.b.
  • 250 grammi di caciocavallo grattugiato

Per la panatura:

  • farina q.b.
  • pangrattato q.b.
  • acqua q.b.

E infine abbondante olio di semi per la frittura.

Arancino2 Intavoliamo

Arancini siciliani ricetta e preparazione

  • Mettete tutti gli ingredienti per la preparazione del riso in una grande pentola antiaderente. Accendete il fuoco e lasciate cuocere, a fiamma media, senza mai mescolare.
  • Fate andare avanti la cottura, fino a quando il riso non avrà assorbito tutta l’acqua.
  • Spegnete e versate il contenuto in una teglia, lasciandolo raffreddare. 

Procedete adesso alla preparazione del ragù.

  • In un tegame, soffriggete a fuoco lento la cipolla, la carota e il gambo di sedano tritati finemente. 
  • Dopo pochi minuti, versate la carne tritata e fatela rosolare.
  • Poi, alzate la fiamma e sfumate col vino bianco.
  • Una volta evaporato, aggiungete l’alloro e i chiodi di garofano, i piselli e la salsa di pomodoro.
  • Aggiungete un po’ di acqua, quanto basta, aggiustate di sale e pepe e fate cuocere a fuoco lento per circa un’ora e mezza.
  • Spegnete, togliete le foglie d’alloro e lasciate intiepidire. Aggiungete il caciocavallo e mescolate.
  • Sul palmo della mano, formate una pallina con una manciata di riso. Aprite la palla e riempitela con una polpetta di ragù.
  • Chiudete e compattate bene con mani ben umide.
  • Formate una pastella con acqua e farina, piuttosto liquida. Passateci dentro gli arancini e finite la panatura con il pangrattato.
  • Friggete in abbondante olio caldo. Gli arancini devono essere completamente sommersi dall’olio. Tirate fuori gli arancini quando saranno ben dorati.

Disponeteli su della carta assorbente, fate intiepidire e servite.

Arancino4 Intavoliamo

Arancina o arancino?

Da tempo si discute sul nome di questo piatto. Arancina o arancino? Non esiste una città della Sicilia che non ne rivendichi l’origine. E in base al luogo il nome cambia. 

Nella Sicilia Occidentale, a Palermo, si usa il termine arancina e il piatto assume una forma tonda. Nella parte Orientale, a Catania, dove assume invece una forma appuntita, il nome è arancino. 

Su questa diatriba linguistica, che va avanti da decenni, si è espressa l’Accademia della Crusca. Secondo gli esperti di linguistica, “Il gustoso timballo di riso siculo deve il suo nome all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia, quindi si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina. Ma non è così semplice”. 

L’origine del piatto è da collocare durante la dominazione araba. Gli arabi, infatti, avevano l’abitudine di appallottolare il cibo nel palmo della mano e di condirlo con carne di agnello. Per loro, i nomi delle pietanze rimandavano a un frutto simile. Ecco allora giustificato il femminile arancina, da arancia. 

Nei ricettari, tuttavia, l’arancina siciliana comparve molto tardi: nel XIX secolo. 

Nel Dizionario siciliano-italiano di Giuseppe Biundi (1857) compare il termine “arancinu”, definito come “vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”. Se ci si rifà al termine dialettale arancinu, secondo l’Accademia della Crusca, “Nel dialetto siciliano, come registrano tutti i dizionari dialettali, il frutto dell’arancio è aranciu e nell’italiano regionale diventa arancio”. Quindi “arancinu” si tradurrebbe con arancino. In sintesi, vanno bene entrambi i termini, l’importante è poter godere appieno della bontà di questo piatto tipico siciliano.

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REGIONE: Sicilia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pesce
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: PAT

Descrizione

Tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della regione Sicilia, stabiliti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, si può trovare anche un prodotto amato da molti, considerato una "leccornia".

Storicità

La storia della bottarga di Capo San Vito è molto antica, risale probabilmente ai Fenici e successivamente agli Arabi, che l'hanno diffusa in modo più massiccio sulla penisola italiana, durante la loro espansione.

In Sicilia risale a dopo l'introduzione della pesca ai tonni, nel 1300.

Provenienza

Si tratta della "bottarga di Capo San Vito", anche detta "uovo di tonno di Capo San Vito".

La bottarga di Capo San Vito, la possiamo trovare in particolare nei comuni:

  • Trapani e Favignana, nonché San Vito lo Capo, piccolo comune in provincia di Trapani che dona il nome al prodotto.

Caratteristiche

La bottarga è un alimento costituito essenzialmente dall’ovario del pesce.

Le uova che si trovano al suo interno, vengono prelevate, salate ed essicate con procedimenti meticolosi e tradizionali.

La bottarga viene ricavata dalle uova del "muggine o del tonno".

I prodotti finali, si differenziano:

  • sia per il colore che per il gusto, infatti il gusto della bottarga di tonno è sicuramente più deciso.

Negli ultimi anni, la bottarga che viene prodotta in maniera “quasi esclusiva” è quella del "tonno pinna gialla" di qualità inferiore.

Questo tonno è riconoscibile per via delle “baffe” che sono più piccole e non superano i 6/8 cm di lunghezza.

Presentazione

La bottargadi tonno si presenta con:

  • un colore che varia dal rosa chiaro al rosa un po' più scuro;
  • la bottargadi muggine ha un colore ambrato.

Cambiano anche le “pezzature”, ovvero:

  • la baffa di un tonno di oltre 100 chili può superare il chilo di peso;
  • non superano i 400 grammi quelle di muggine.

Procedimenti

La sacca ovarica viene estratta dal pesce femmina e facendo attenzione a "non romperla", viene:

  • lavata per eliminarne le impurità e poi viene sottoposta a “salatura”.

La salatura prevede che la sacca ovarica venga ricoperta con "sale marino", avendo cura di rivoltare quotidianamente le sacche e di sostituire periodicamente il sale.

Le fasi successive sono quelle della:

  • pressatura;
  • stagionatura.

La sacca ovarica può essere conservata in cera d'api ed è un alimento apprezzato per l'alto tenore di proteine.

Essiccazione

Questo tipo di preparazione, che consiste in sintesi "nell'essiccazione di uova di pesce", è tipica della Sicilia.

La bottarga di Capo San Vito viene solitamente preparata dopo il periodo cosiddetto della "mattanza dei tonni", che avviene solitamente nel mese di Maggio.

Durante la sventratura dei tonni si prelevano "le uova" e si sottopongono a un trattamento salino che le "secca".

Le uova vengono poi pressate fino a formare dei "panetti", che durante l'utilizzo vengono grattugiate.

In cunina

La bottarga può essere utilizzata in moltissime ricette, quella che vogliamo proporvi è la seguente:

  • bottarga di tonno di Capo San Vito con tagliolini.

Ingredienti

Gli ingredienti per soddisfare il palato di 4 persone sono:

  • 60 g di bottarga di tonno di Capo San Vito;
  • 1 pizzico di peperoncino;
  • 1 spicchio di aglio;
  • prezzemolo fresco tritato q.b.;
  • mezzo kg di tagliolini;
  • mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva.

Preparazione

Cominciamo con la preparazione della bottarga di tonno di Capo San Vito con tagliolini, quindi:

  • anzitutto scolate la pasta una volta raggiunta una cottura “al dente”;
  • create un soffritto con olio, prezzemolo, aglio e peperoncino;
  • unite la pasta al soffritto e spadellare;
  • togliete dal fuoco e aggiungete altro prezzemolo fresco con metà della bottarga di tonno di Capo San Vito grattugiata.

A questo punto la ricetta è pronta e potete procedere ad impiattare, quindi:

  • una volta riempiti i piatti, procedete a grattugiare dell’altra bottarga di tonno di Capo San Vito in cima ad ogni piatto!

Ecco a voi un primo indimenticabile...buon appetito!

Degustazione

La bottarga di Capo San Vito di tonno si può consumare anche come:

  • antipasto, ovvero tagliata a fettine come un salume e condite a piacere;
  • condimento, proprio perché la sua consistenza solida le permette di essere grattugiata come il parmigiano;
  • sugo, ovvero sciolta in un po' di acqua di cottura della pasta.
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REGIONE: Calabria
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione 

Descrizione

Il "buccularu", o "guanciale di maiale", è un salume calabrese prodotto in poche zone della provincia di Reggio Calabria, acquistabile in tranci cilindrici di varie dimensioni e peso.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il buccularu nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT).

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione de buccularu sono:

  • grasso della guancia e del collo del suino;
  • pepe nero;
  • pepe rosso;
  • sale.

La parte presenta:

  • sottili striature di magro e viene aromatizzata con varie spezie per esaltarne il gusto sapido.

Preparazione

Il buccularu viene prodotto artigianalmente tra Dicembre e Gennaio da pochi allevamenti familiari, salato e conservato in vasi di terracotta per circa una settimana.

Durante questo periodo viene rivoltato varie volte per consentire la penetrazione uniforme del sale.

Al termine, si estrae dal vaso e si cosparge ancora con del sale, del pepe nero, del pepe rosso e si appende fino a poco prima della consumazione in un locale arieggiato ed asciutto, lontano da fonti di calore e di luce.

Il trattamento con il sale e gli aromi favorisce la buona conservazione del prodotto e delle sue proprietà organolettiche, nonché una corretta essiccazione.

La durata della stagionatura può variare dai cinque ai sette giorni.

Degustazione

Puoi gustare il buccularu come:

  • antipasto;
  • accompagnato preferibilmente da un buon bicchiere di vino rosso corposo.

Non essendo molto diffuso e non avendo alcuna risonanza commerciale, questa produzione locale non ha ottenuto la certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta).

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Regione: Calabria
Tipologia di prodotto:Formaggi

Descrizione

Il "butirro" è un prodotto tipico comune a tutte le province della Calabria, ma la sua origine sembra legata alle zone dell’altopiano della Sila.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il butirro nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT).

Caratteristiche

Si presenta come un piccolo caciocavallo del peso di circa 300 grammi, ma è costituito solo in parte da formaggio:

  • in realtà lo strato esterno avvolge un cuore morbido di burro puro.

Origini

È un formaggio che ha origini molto antiche.

Il butirro nato, probabilmente, come espediente per conservare il burro, ancora oggi viene prodotto principalmente dalla tarda primavera all’inizio dell’estate quando gli animali sono in alpeggio.

Lo stato esterno di formaggio è fatto con latte di vacca podolica.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione del butirro sono:

  • latte di vacca Podolica;
  • caglio di capretto;
  • acqua bollente;
  • burro;
  • acqua fredda.

Preparazione

  • Per la preparazione del butirro, al latte vaccino viene aggiunto il caglio di capretto;
  • la cagliata così ottenuta viene lasciata riposare coperta da teli di lino;
  • una volta pronta viene filata a mano e immersa nell’acqua bollente;
  • strisce di formaggio di circa un centimetro vengono poi usate per avvolgere una piccola sfera di burro e gli viene data la tipica forma a pera;
  • a questo punto i butirri vengono legati a due a due e appesi a pertiche di legno per una breve stagionatura.

Degustazione

Il Butirro ha un sapore dolce e delicato e il burro al suo interno resta morbido e cremoso.

Può essere consumato da solo, affettato e servito come antipasto, o spalmato su fette di pane tostato; ma anche usato per condire primi piatti.

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