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REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati

Descrizione

Le "olive in salamoia" sono un piatto tipico pugliese che si ottiene da olive di ottima qualità fatte macerare per lungo tempo.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le olive in salamoia nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

L'olivo è un albero che si trova soprattutto sul bacino mediterraneo e oltre ad essere una pianta bella esteticamente è molto pregiata per il suo frutto, ovvero l'oliva.

Con le olive oltre a realizzare piatti prelibati si può ricavare un ottimo "olio".

Ingredienti

Gli ingredienti principali sono: le olive, che possono essere sia verdi che nere, acqua e sale.

La preparazione delle olive in salamoia è molto semplice per quanto riguarda gli ingredienti, infatti occorrono solo:

  • acqua;
  • sale.

Affinchè la ricetta risulti "perfetta" devi dedicarci un po' di tempo! 

Preparazione

Innanzitutto:

  • lava per bene le olive e mettile in un contenitore abbastanza grande e se possibile di "vetro";
  • versa l'acqua fredda nel contenitore che dovrà coprire del tutto le olive e metti del sale, che dovrà essere aggiunto in base all'acqua, ad esempio per un litro d'acqua ci vorrà un cucchiaio di sale;
  • devi cambiare l'acqua "ogni giorno" ovviamente aggiungendo il sale per ben dieci giorni.

Passato il tempo di "maceratura", devi "scolare" le olive, "asciugarle" e metterle su un panno asciutto.

Nel frattempo prepara la "salamoia" che si otterrà facendo bollire l'acqua con il sale.

Metti le olive in barattoli di vetro e ricoprile con la salamoia ottenuta, prima di chiudere il vasetto attendi che il contenuto si sia raffreddato perfettamente.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati

Descrizione

I "pomodori secchial sole" sono caratterizzati da un sapore dolce, un colore vivace e una texture carnosa.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito i pomodori secchi al sole nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Vengono prodotti grazie a pregiate varietà di pomodoro pugliese, tutte fortemente aromatiche e destinate alla produzione di conserve.

La loro essiccazione, che avviene grazie al lavoro certosino di mani esperte, si compie molto lentamente, così da renderli immarcescibili, croccanti e genuini.

Nonostante l'innocua apparenza, questi ortaggi sono estremamente golosi, sia da soli che abbinati ad altri ingredienti.

Degustazione

Il modo più semplice per consumere i pomodori secchi al sole consiste nel tagliarli a listarelle e tuffarli nelle insalate, tuttavia, per un'esperienza da urlo, è consigliabile farcirli e friggerli in olio evo.

Grazie alla malleabilità e alla versatilità in cucina, potrai ricavarne:

  • antipasti;
  • primi e secondi, incredibilmente espressivi e appaganti.

I pomodori secchi al sole si comportano infatti da "Re della tavola" e da "enhancer di sapidità", legando in un abbraccio indissolubile tradizione e nouvelle couisine.

I pomodori secchi al sole li puoi:

  • tritare sulla pizza;
  • stenderli sulle frise;
  • farcirli con cous cous;
  • aggiungerli alla pasta;
  • sostituirli ai salumi.

Il successo è garantito!

Prestigio

In Puglia è consuetudine accompagnare i pomodori secchi al sole alla burrata di Andria, alla ricotta di pecora e alle olive schiacciate, sia durante i mesi invernali che in piena estate.

L'elevato standard qualitativo di questo prodotto, ne fa una delle merci più esportate in tutto il mondo, bramata da gourmet e cultori del casereccio.

Con i pomodori secchi al sole potrai realizzare un'infinità di ricette, rispolverando i classici della gastronomia nostrana e rielaborando le pietanze d'oltralpe.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Dolci

Descrizione

Il "biscotto di Ceglie Messapico" è un dolcetto della tradizione pugliese!

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il biscotto di Ceglie Messapico nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Presentazione

A base di:

  • pasta di mandorle;
  • ripieno con marmellata di ciliegie o uva, anche se oggi se ne trovano diverse varianti al cioccolato.

Tradizioni

In passato questi biscotti erano preparati nelle case dei contadini di "Ceglie" in occasione di eventi speciali, come matrimoni o altre cerimonie, e quasi sempre facevano parte delle bomboniere di nozze.

Oggi la preparazione del biscotto di Ceglie Messapico è molto ridotta, per assaggiare quello originale dovrai solo recarti nel caratteristico paesino di Ceglie ed entrare nella sua antica pasticceria.

Il viaggio varrà davvero la pena, il sapore di questi dolcetti è pieno e avvolgente!

Slow Food

Il biscotto di Ceglie Messapico è divenuto un presidio "Slow Food" della gastronomia pugliese e il consorzio di riferimento per i controlli qualità ha regole molto rigide sugli ingredienti utilizzati per la loro produzione.

Ognuno di essi deve essere rigorosamente prodotto a Ceglie.

Ingredienti

Gli ingredienti di base per la preparazione del biscotto di Ceglie Messapico sono:

  • mandorle;
  • marmellata di ciliegie;
  • miele;
  • zucchero;
  • uova;
  • agrumi.

Per quanto riguarda le mandorle, i biscotti sono preparati con quelle della varietà "du riviézz" caratterizzate da guscio semiduro e resistenza al freddo con fioritura tardiva.

Preparazione

Preparare in casa il biscotto di Ceglie Messapico non è un'impresa molto semplice, si parte dalla tostatura delle mandorle poi tritate e impastate con:

  • zucchero;
  • uova;
  • miele;
  • scorza o liquore di agrumi.

La lavorazione dell'impasto è la fase più delicata, mentre farcitura e cottura sono più gestibili!

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pesce

Descrizione

La "cozza tarantina", definita dai pugliesi "l'oro nero di Taranto", si distingue da altri tipi di cozze per un sapore più marcato derivante da un insieme di fattori che ne influenzano la crescita!

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la cozza tarantina nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Lo sviluppo della cozza tarantina dipende prima di tutto dalle "condizioni delle acque" in cui nascono, dove correnti di acqua dolce si mescolano a quelle salate del Mar Piccolo.

La cozza tarantina presenta:

  • dimensioni solitamente più ridotte rispetto a tante altre tipologie di cozze;
  • se presentano i cosiddetti "denti di cane" attaccati all'esterno, vuol dire che sono pregiate, perché cresciute sugli scogli e, per questo, più saporite.

Un'ulteriore distinzione della cozza tarantina va fatta tra gli esemplari "maschi" e "femmine", si riconoscono per il colore:

  • giallo per i maschi;
  • arancione acceso per le femmine, note per essere più dolci.

Normalmente la cozza tarantina si trova facilmente e in abbondanza nei periodi estivi, al massimo primaverili, ma a Taranto c'è una tradizione diversa che segue un detto popolare, secondo cui:

  • la cozza tarantina viene mangiata "nei mesi senza la R nel nome", tra i quali rientra Gennaio. 

Questo perché in quei mesi la cozza tarantina vive il suo periodo fertile, e questo la rende più buona!

Preparazione

Ci sono molte ricette pugliesi tipiche da assaggiare, come le cozze alla "puppitegna" o quella che prevede di arricchire con le cozze una buona pasta e fagioli.

Per gustare a pieno il sapore della cozza tarantina, puoi mangiarla semplicemente bollita con qualche goccia di limone.

E che dire della frittata di cozze?

Una vera "specialità pugliese" da assaggiare per scoprire che le cozze tarantine riescono sempre a stupire!

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: PAT

Certificazioni

La "peranzana da mensa di Torremaggiore" è un'oliva da tavola tipica della Regione Puglia!

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la peranzana da mensa di Torremaggiore nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Descrizione

La peranzana da mensa di Torremaggiore viene molto apprezzata per il suo sapore intenso e per la versatilità.

Infatti può essere utilizzata in vario modo in cucina.

Ciò si spiega anche grazie alla perfetta consistenza della polpa ed al suo gusto equilibrato.

La peranzana da mensa di Torremaggiore si caratterizza rispetto ad altre varietà per:

  • un sapore dolce dal retrogusto di pomodoro acerbo.

Caratteristiche

La cultivar peranzana da mensa di Torremaggiore si distingue per:

  • il forte legame con il territorio di produzione;
  • in genere è preparata e lavorata seguendo modalità artigianali.

Presentazione

Si trova:

  • intera (con o senza peduncolo);
  • tritata;
  • farcita;
  • snocciolata;
  • dimezzata.

Inoltre viene commercializzata sotto forma di "paté" (pasta di olive), insieme ai capperi oppure in insalata.

Utilizzo

Di conseguenza viene usata per:

  • gli aperitivi a base di creme e salse;
  • tartine con paté di olive nere e verdi;
  • oppure olive intere e farcite;
  • per le insalate e per la preparazione di sughi.
  • Inoltre viene usata per insaporire primi e secondi piatti.

Le olive sono mature a partire dalla seconda decade di Novembre, ma si consiglia di ritardare la raccolta per migliorare le caratteristiche della polpa.

Inoltre le olive possono anche essere usate per la produzione di olio.

Origini

La varietà peranzana da mensa di Torremaggiore, viene chiamata anche "provenzale" perché si ritiene che la cultivar sia stata introdotta in Puglia dalla Provenza intorno al Settecento.

L'introduzione fu fatta dalla nobile famiglia dei De Sangro, imparentata con i duchi di Borgogna.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati

Descrizione

Il "pomodoro di Morciano", che in dialetto viene detto "pummadoru de Murcianu", è un prodotto tipico di Morciano di Leuca, una zona costiera situata nella parte meridionale della penisola del Salento, in provincia di Lecce.

Cetrificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pomodoro di Morciano nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Tradizioni

Sono proprio la vicinanza al mare e il conseguente clima temperato della zona, gli elementi principali che contribuiscono alla particolarità di questo ortaggio.

La coltivazione del pomodoro di Morciano vanta una tradizione ormai molto antica.

In passato questo particolare pomodoro veniva coltivato nei terrazzamenti, con muri a secco e pale di fico d'India che proteggevano la crescita della pianta dai venti che soffiano dal mare.

Oggi invece, il pomodoro di Morciano viene coltivato nelle più moderne serre, senza che questo alteri le particolarità del prodotto.

Particolarità

La sua caratteristica principale è la:

  • "precocità".

Infatti il periodo di raccolta del pomodoro di Morciano è compreso tra Maggio e i primi di Giugno.

L'ortaggio si presenta:

  • piccolo;
  • con una forma leggermente allungata;
  • un coloro rosso vivo.

La pianta risulta:

  • vigorosa;
  • resistente;
  • caratterizzata inoltre da un ciclo vegetativo molto breve.

Utilizzo

Il pomodoro di Morciano viene utilizzato per diverse preparazioni.

Le sue caratteristiche organolettiche lo rendono particolarmente adatto alla realizzazione del "concentrato".

Naturalmente non mancano le ricette che prevedono l'utilizzo del prodotto fresco.

Una di queste è "l'aqua e sale", un piatto tipico contadino che prevedeva l'unione di:

  • pane raffermo;
  • pomodori;
  • olio;
  • sale;
  • il tutto sommerso nell'acqua.
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Prodotti da forno

Descrizioni

La "paposcia" è una tipica focaccia pugliese detta anche "pizza schett" o "pizza a Vamp".

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la paposcia nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT)).

Origini

Si tratta di una ricetta antica caratteristica di Vico del Gargano, in provincia di Foggia.

La straordinaria morbidezza del prodotto è dovuta all'impiego della "cresenza", ovvero del lievito naturale.

Il termine dialettale "paposcia" in italiano significa "babbuccia o pantofola" ed è dovuto alla forma della focaccia, allungata e leggermente schiacciata, che ricorda appunto la "pantofola".

La paposcia risale al XVI secolo e si preparava con la "fazzatura", ovvero quella parte di impasto che restava sulla madia, dopo aver sollevato le pagnotte di pane.

Il pane è sempre stato un alimento "prezioso", spesso unico sostentamento delle famiglie povere, nulla doveva andare sprecato.

Ingredienti

La paposcia si prepara con:

Preparazione

L'impasto recuperato viene:

  • lavorato di nuovo;
  • gli si da una forma allungata;
  • si inforna per controllare la temperatura del forno (secondo tradizione). Se la paposcia si cuoce bene (4 minuti nel forno a legna), significava che il forno ha raggiunto la temperatura ideale per infornare le pagnotte.

Degustazione

Una volta cotta, la paposcia si gusta:

  • divisa a metà;
  • condita con formaggio;
  • e olio d'oliva.

Oggi la paposcia è ancora molto richiesta dai foggiani, i fornai la preparano giornalmente e con farciture diverse.

Varianti e condimenti

La più richiesta è la "paposcia alla contadina", farcita con:

  • fettine di caciocavallo;
  • olive snocciolate;
  • naturalmente olio extra-vergine d'oliva.

Molto apprezzata è anche la "Paposcia alla Sant’ Mnà-iole", farcita con:

  • olio;
  • capperi del Gargano;
  • alici marinate nel succo del "femminiello garganese", un limone locale molto profumato.
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Dolci

Descrizione

Quando la tradizione si unisce alla creatività nascono delle creazioni che non possono non affascinare, come il "pesce e agnello di pasta di mandorla" tipici della regione pugliese.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pesce e agnello di pasta di mandorla nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

La lavorazione della pasta di mandorla è una tecnica tipicamente mediterranea che si tramanda di famiglia in famiglia e regala anche un tocco di brio alle feste di paese e alle ricorrenze speciali.

Dalle origini molto antiche, risalenti addirittura al 700, le forme di pasta di mandorla si preparano soprattutto per festeggiare il Natale e la Pasqua.

Infatti, la loro nascita è strettamente legata alla "tradizione Cristiana", legando:

  • la forma del pesce alle festività Natalizie;
  • quella dell'agnello alle festività Pasquali.

Ingredienti

Gli ingredienti alla base del pesce e agnello di pasta di mandorla sono:

  • lo zucchero;
  • le mandorle pelate;
  • una confettura a scelta;
  • lo zabaione cotto.

Chi lo desidera può anche aggiungere il cioccolato fondente e i canditi.

Lavorazione

La crema che si forma con uova e zucchero viene cotta a bagnomaria e poi dopo che si è raffreddata si procede alla realizzazione della forma specifica scelta in base all'occasione.

Non è una preparazione che si fa in poco tempo, perché bisogna prestare molta attenzione anche ai particolari.

Quindi quando si intende darsi alla creatività con questo prodotto dolciario, è necessario impiegare tutto il tempo necessario senza fretta.

Il risultato però ripaga senza dubbio della fatica e del tempo impiegato.

Quando si porta in tavola il pesce e agnello di pasta di mandorla, è una gioia per gli occhi e per il palato!

Degustazione

Spesso però, si tende a non mangiarlo perché è un vero peccato rovinare quella che sembra una vera e propria opera d'arte.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati

Descrizione

Nel dialetto pugliese, specialmente nella zona salentina, si sente spesso il termine "volie alla capàsa", che indica le "olive schiacciate".

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le volie alla capàsa nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Il termine serve a dare l'idea di questa particolare preparazione che ha come protagoniste indiscusse proprio le "olive".

Rigorosamente realizzato con la produzione locale del raccolto, le volie alla capàsa sono uno dei contorni più amati della zona.

Sono serviti come accompagnamento di alcuni piatti tipici o sono serviti come antipasto da accompagnare con il pane.

Le olive si raccolgono nel mese di Ottobre, che poi è anche quello in cui si procede alla preparazione della volie alla capàsa.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione delle volie alla capàsa sono:

  • olive verdi;
  • sale.

Preparazione

Prima di essere preparate ed invasettate, alle volie alla capàsa bisogna togliere il nocciolo interno e condirle con del sale.

Devono riposare per qualche giorno e poi è possibile mangiarle o conservarle.

Il tempo di riposo per le volie alla capàsa è necessario per la "macerazione" che si può seguire passo dopo passo controllando il loro aspetto.

Col passare dei giorni infatti cominceranno a cambiare colore ed il verde sarà sempre più scuro.

Sagre

A questa particolare e gustosa produzione locale sono dedicati anche dei momenti importanti, come la sagra che si tiene nel mese di Ottobre a Martano, intorno alla metà del mese.

Si chiama proprio "sagra delle volie alla capàsa", perché sono questa tipologia di olive le protagoniste di circa 4 giorni tra assaggi e prodotti tipici.

La manifestazione ogni anno coinvolge moltissime persone che arrivano dalle località vicine per non rinunciare alla possibilità di assaggiare le volie alla capàsa e magari acquistarne qualche vasetto da portare a casa o regalare!

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pasta

Degustazione

I "milaffanti" sono un particolare formato di pasta molto antico e conosciuto lungo tutto lo Stivale.

Origine

Il nome curioso deriva da "mille fanti", e in Salento è conosciuto come una pastina realizzata con:

  • la semola di grano duro e le uova;

lavorate assieme con le dita delle mani, fino ad ottenere dei grumi.

Il gesto dello sfregamento della pasta genera la tipica consistenza dei milaffanti, simili a granelli.

L'alimento si è diffuso in un' area circoscritta, tra Gallipoli e Nardò e non si hanno notizie certe delle ragioni.

Tradizioni

Una volta la gente comune poteva concedersi un piatto di milaffanti solo la Domenica e durante le festività, quando si aveva la possibilità di usare uova fresche, un bene preziosissimo.

Oggi è possibile gustarli sempre, dentro al brodo di carne.

In Salento si tratta di un "piatto tipico" da gustare il pranzo di Natale, con tutta la famiglia riunita!

I milaffanti si chiamano anche "triddi" e si narra che gli abitanti antichi pugliesi li preparassero non solamente nelle ricorrenze religiose di Natale e Pasqua, ma anche durante le Veglie in onore dei Defunti, o per le puerpere dopo il parto, per dare energia e scaldare il cuore.

Ingredienti

La preparazione lunga e laboriosa dei milaffanti impegnava, anticamente, le massaie per molte ore.

Gli ingredienti sono semplicissimi, ovvero:

  • semola;
  • uova;
  • formaggio.

Lavorazione

La ricetta dei milaffanti insegna a:

  • lavorare la semola, le uova e il formaggio molto lentamente e senza l'aggiunta di acqua;
  • successivamente si lascia asciugare la sfoglia per qualche ora e si realizzano i triddi (che in pugliese significa tre), con l'uso di pollice, indice e medio.
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pasta

Descrizione

La "mafalda" è una speciale pasta pugliese realizzata con semola di grano duro, ha una particolare forma a "serpentello" ed è ricoperta di una granella di semi di sesamo.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la mafalda  nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

Si narra che questa pasta abbia origini antiche che risalgono al XIX secolo, quando un panettiere la inventò provando uno speciale impasto con la semola invece che con la farina tradizionale.

Nel corso del tempo un mastro pastaio decise poi di dedicarla a Mafalda di Savoia.

La mafalda oggi è diffusa in Puglia in tutte le panetterie e si può gustare in molteplici modi e con differenti farciture:

  • con i salumi, come la mortadella ed il salame;
  • con creme al cioccolato spalmabili, al pistacchio;
  • con le marmellate di frutta;
  • con le mostarde piccanti di pere.

Ingredienti

La ricetta antica prevede che si impastino insieme:

  • semola di grano duro;
  • acqua;
  • lievito (un tempo semplice bicarbonato).

In seguito si forma una "sfera" e si lascia riposare finché la massa non sarà aumentata di volume, per circa mezz'ora.

Trascorso questo tempo si continua ad impastare unendo:

  • l'olio extravergine di oliva pugliese;
  • il malto;
  • acqua e sale.

Forma

La parte più difficile è la "realizzazione della particolare forma".

Si ottengono dei salsicciotti di pasta, piuttosto spessi, e si piegano in modo da realizzare una tipica "serpentina", con una delle estremità ripassata in superficie.

Cottura

A questo punto si spennella con  l'uovo, si sparge la granella di semi di sesamo e si fa cuocere in forno per un'ora a 200 °C.

La mafalda è la pasta della domenica che mette allegria in tavola e piace proprio a tutti, sia ai grandi che ai piccini.

Da provare assolutamente!

REGIONE: Puglia
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: PAT

Descrizione

Le "monacelle" sono "chiocciole terrestri" abbastanza diffuse in tutta Italia, ma una vera e propria prelibatezza del territorio leccese.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le monacelle nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Le monacelle sono una produzione tradizionale locale dell'intera area salentina e rappresentano una testimonianza viva del patrimonio rurale e culturale pugliese.

Un ingrediente straordinario e sopraffino, le "chiocciole Helix", ovvero le monachelle, rappresentano un'eccellenza culinaria della cucina del Salento.

Il loro nome, monacelle, deriva dalla "colorazione del guscio" che rimanda alle tinte tipiche del "saio monacale".

Comunque a seconda delle varianti dialetteli le monachelle hanno una infinità di soprannomi, quali:

  • "munaceddhre 'mpannate";
  • "munaceddhri 'mpannati";
  • "monaceddhi 'mpannati";
  • "uddratieddhri";
  • "cozze munaceddhre alla ginuvese";

In qualunque modo uno le chiami, sono una di quelle prelibatezze che hanno fatto grande la cucina pugliese.

Ingredienti

Per preparare le "monacelle alla pugliese" saranno necessari i seguenti ingredienti:

Preparazione 

Monachelle alla pugliese

La ricetta delle per 4 persone:

  • fare spurgare le chiocciole per qualche giorno all'aria aperta;
  • sucessivamente sarà necessario lavarle e strofinarle per togliere la terra;
  • privatele dell'epifragma e lasciatele a bagno in acqua fredda per almeno un ora;

Una volta trascorso questo tempo, dovrete:

  • scolare le chiocciole, metterle in un tegame con dell'acqua fredda e farle andare a fuoco lento aspettando che piano piano escano dal loro guscio;
  • alzare la fiamma e lasciate bollire per 10 minuti;
  • togliere la pentola dal fuoco e mettete la pentola da parte.

Prendete una padella, scolate le chiocciole e fate un soffritto con:

  • olio;
  • cipolla tagliata a fettine sottili;
  • sale.

In seguito dovrete:

  • versare le monacelle nella padella e cuocere a fiamma alta aggiungendo il peperoncino tagliato a metà e qualche foglia di alloro;
  • continuate sfumando con del vino, unite i pomodori a pezzetti e la salsa.

Continuare la cottura per 40/50 minuti cercando di non far asciugare il sughetto.

Degustazione

Posizionate delle fette di pane casereccio all'interno di piatti fondi e versateci sopra la zuppa di monacelle ancora calda.

Questo è il modo ideale per valorizzare a pieno il gusto delicato di queste lumache.

Tradizioni

Le monacelle danno vita ad un piatto di "antica tradizione culinaria" davvero imperdibile.

Il loro impiego è documentato come "tipico" in numerose pubblicazioni gastronomiche della cucina del Salento.

Non a caso proprio a questo mollusco è dedicata la: "Sagra agostana della municeddha", un appuntamento fisso di Cannole, un paese della provincia leccese.

Le monacelle, infatti, sono strettamente legate sia al territorio del paese che ai suoi abitanti che, da sempre "raccoglitori di lumache", oggi si sono trasformati in provetti "allevatori di monacelle", di fatto in questo territorio l'elicicoltora è una realtà in forte crescita.

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