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REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Insaccati

Descrizione

Il "sanguinaccio leccese", in dialetto "sangugnazzu", è un insaccato a base di sangue di maiale aromatizzato.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il sanguinaccio leccese nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Il sanguinaccio leccese è una particolare preparazione per insaccati, a base di sangue suino ed interiora.

L'impasto ottenuto viene poi insaccato, utilizzando il budello dello stesso maiale usato per ottenere il sanguinaccio.

Tradizioni

Il sanguinaccio leccese si mangia come un cotechino, previa cottura, tagliato a fette e accompagnato da pane, bruschette o taralli.

In Puglia il sanguinaccio è molto apprezzato e la sua preparazione fa parte del rito dell'uccisione del maiale.

In molti piccoli paesi, l'abbattimento del maiale è una vera e propria festa.

Il sanguinaccio può essere anche dolce e, in quel caso, è una specie di crema mescolata a cioccolata, che si consuma spalmata sul pane.

Ingredienti

Il sanguinaccio tipico della zona di Lecce è quello salato.

Si prepara mescolando:

  • sangue di 1 suino;
  • cervello di 1 suino;
  • scorza di 1 limone tagliata sottile e tritata;
  • budello di suino;
  • abbondante sale e pepe.

Viene poi insaccato come un grosso salame.

Preparazione

Cominciamo con la preparazione del sanguinaccio leccese, quindi:

  • lavare accuratamente le cervella;
  • farle bollire e tagliarle a pezzetti;
  • a questo punto, diluite il sangue del suino con dell'acqua in rapporto 1/10 e mescolate bene tutti gli ingredienti.

Prendete il budello e cominciate ad insaccare il composto che si è venutop a creare, le lagature dovranno essere distanti circa 20 cm.

Disponete il sanguinaccio leccese all'interno di un calderotto, copritelo interamente con dell'acqua fredda e lasciatelo cuocere a fiamma moderata.

Una volta cotto, lasciatelo raffreddare, poi:

  • tiratelo fuori dall'acqua e con della carta assorbente, asciugate tutto l'unto che si è creato all'esterno del budello.

Potete servirlo come più vi piace

  • caldo;
  • freddo;
  • in umido, accompagnato da verdure o legumi.

Se piace consumarlo freddo, a fette, dopo la cottura su brace basta farlo raffreddare ed affettarlo sottilmente.

In cucina

Vi proponiamo una versione alternativa di servire il vostro sanguinaccio leccese, ovvero:

  • il sanguinaccio con mele e cipolle.

Ingredienti

Gli ingredienti fondamentali per cucinare il sanguinaccio leccese con mele e cipolle sono:

  • 500 g di sanguinaccio leccese;
  • 2 cipolle;
  • 6 mele;
  • 30 g di burro;
  • prezzemolo q.b.

Preparazione

Cominciamo con la preparazione di questo piatto, il sanguinaccio leccese con mele e cipolle, quindi:

  • in una padella fate sciogliere il burro;
  • tagliate il sanguinaccio leccese a fette e fatelo rosolare in padella;
  • sbucciate e tagliate le cipolle ed aggiungetele al sanguinaccio, lasciate che si dorino un attimo.

A questo punto prendete 5 mele:

  • lavatele, togliete i torsoli, tagliatele a fette ed unitele al sanguinaccio;
  • fate cuocere il tutto in padella per circa 15 minuti;
  • ora prendete la mela restante, tagliatela a fettine e riponetela su un piatto come per "ricoprirlo";
  • una volta pronto il sanguinaccio, toglietelo dalla padella con le cipolle e le mele e disponete il tutto in cima alle mele che avete impiattato.

Il vostro sanguinaccio leccese con mele e cipolle è pronto per essere assaporato dai vostri commensali!

Degustazione

I piatti a base di sanguinaccio leccese, si abbinano con:

  • vini rossi e corposi;
  • vini intensi e carichi.

Curiosità

Un'antica leggenda leccese racconta che:

  • "la ricetta del sanguinaccio leccese fosse così preziosa che, per rivelarla agli abitanti di Brindisi, i leccesi vollero in cambio una colonna della Via Appia".
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Liquori
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: IGP

Descrizione

"L'ambrosia di limone" è un liquore antichissimo, tipico della tradizione pugliese, è infatti un prodotto tipico di Rodi Garganico un comune della provincia di Foggia.

Certificazioni

Il Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito l'ambrosia di limone nella lista deiProdotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

L'ambrosia di limone più nello specifico è:

  • un liquore dall'aroma intenso e dal colore giallo paglierino che si ottiene dal limone tipico della zona, il cosiddetto "limone F emminello del Gargano".

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo ha inserito il limone F emminello del Gargano nell'Elenco dei Prodotti DOP (Di Origine Protette), IGP (Indicazioni Geografiche Protette), e STG (Specialità Tradizionali Garantite), della regione Puglia.

La scorza di questo tipico limone è ricca di oli essenziali dal profumo intenso che rendono questo liquore unico nella sua tipologia.

Il Femminello del Gargano IGP è uno dei limoni più antichi d'Italia.

La sua particolarità è la:

  • scarsa presenza di semi nella polpa.

Si conoscono due specie di Femminello del Gargano:

  • quello a scorza gentile, ossia liscia e sottile;
  • quello oblungo che presenta una scorza più spessa.

Territorio

Il limone Femminello del Gargano è un prestigioso tipo di limone prodotto nella provincia di Foggia, in particolare nei comunci di:

  • Rodi Garganico;
  • Ischitella;
  • Vico del Gargano.

I limoneti del Femminello del Gargano sorgono principalmente sulla fascia di costa prossima al mare, dove il clima è mite e la posizione strategica assolata, creano le condizioni ideali per la produzione di limoni, ma anche di arance.

Degustazione

Questo liquore solitamente accompagna il dessert o viene offerto a fine pasto per le sue proprietà digestive. 

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione dell'ambrosia di limone sono:

  • buccia di limone;
  • alcol;
  • acqua;
  • zucchero.

Ricetta

Vediamo nello specifico come prepararlo secondo la ricetta della tradizione.

L’ambrosia di Limone racchiude in ogni sorso tutto l'aroma degli ottimi agrumi locali.

Per preparare questo liquore, vengono impiegati solo i migliori limoni pugliesi, in particolare, come abbiamo già detto, quelli appartenenti alla varietà "Femminello".

Per la preparazione di una buona ambrosia di limone è necessario:

  • estrarre a caldo gli oli essenziali dalla buccia dei limoni attraverso il vapore dell'alcool, ciò dovrà essere effettuato all'interno di contenitori con chiusura ermetica, preferibilmente in acciaio inox;
  • si procede poi con il filtraggio dell'alcool;
  • si aggiunge alla soluzione ottenuta uno sciroppo preparato con 600 ml d'acqua e 600 grammi di zucchero;
  • si lascia riposare per circa 25 giorni.

Una volta trascorso questo tempo, verrà effettuato un ulteriore filtraggio e solo allora sarà possibile procedere all'imbottigliamento dell'ambrosia di limone.

Imbottigliamento

Si consiglia di imbottigliare il liquore in bottiglie di vetro con tappi di sughero.

In Cucina

Vi proponiamo di seguito una ricetta per un'ottima torta all'essenza di ambrosia di limone e non solo.

Ingredienti

Gli ingredienti per la base, necessari per la prealizzazione di questa torta, sono:

  • 400 g di farina;
  • 200 g di burro;
  • 200 g di zucchero;
  • mezza bustina di lievito per dolci;
  • 2 tuorli
  • 1 uovo intero
  • aroma di vaniglia
  • buccia grattugiata di un limone Femminello del Gargano.

Per quanto riguarda la farcia, della torta all'essenza di ambrosia di limone gli ingredienti sono:

  • 100 g di latte;
  • 100 g di zucchero;
  • 600 g di formaggio fresco morbido;
  • 20 g di maizena;
  • 1 tuorlo;
  • 2 uova;
  • 2 cucchiai di essenza di ambrosia di limone;
  • aroma di vaniglia.

Preparazione

Cominciamo con la preparazione della torta all'essenza di ambrosia di limone, quindi:

  • preparate la pasta frolla e tenetela a riposare in frigor avvolta in pellicola da cucina, per circa una oretta.

Prendete il formaggio, lavoratelo con lo zucchero e successivamente unite:

  • il latte concentrato;
  • l’essenza di ambrosia di limone;
  • la vaniglia;
  • le uova;
  • la maizena.

A questo punto mescolate ed impastate il tutto per bene.

Togliete la pasta frolla dal frigor, poi:

  • imburrate una tortiera (fondo e lati), con cerniera apribile da circa 26 cm e stendetevi la pasta frolla;
  • versate all’interno della tortiera il composto e riponete tutto in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti.
  • Fate attenzione,se la superficie della torta dovesse “scurirsi molto”, copritela con un foglio di carta da forno.

Trascorsi i minuti di cottura, togliete la torta all'essenza di ambrosia di limone dal forno, aspettate che si raffreddi ed infine date il tocco finale con una bella spolverata di zucchero a velo.

La vostra torta all'essenza di ambrosia di limone sarà pronta per essere gustata!

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Formaggi

Descrizione

La "ricotta forte salentina" è un latticino sano e leggero che si ottiene dalla lavorazione del siero del latte.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la ricotta forte salentina nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Varianti

Sebbene sia reperibile in ogni angolo del bel paese, è il "meridione" che dona i natali alle varianti più aromatiche, merito forse della particolare alimentazione alla quale è esposto il bestiame.

Quella pugliese può essere:

  • vaccina;
  • ovina;
  • caprina;
  • mista.

La ricotta forte è adatta all'esecuzione di variegate pietanze.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per creare la ricotta forte sono:

  • latte di vacca;
  • siero di latte di vacca.

Degustazione

La ricotta forte, caratterizzata da una piacevole piccantezza, è una soffice crema ambrata dal sapore deciso e dal profumo intenso.

La "ricotta salata", dura e friabile, è indicata invece per i primi, mentre quella fresca, morbida e soave, è l'indiscussa regina della gastronomia tradizionale.

Quest'ultimo prodotto funge infatti da:

  • crema spalmabile;
  • da condimento per pasta;
  • da secondo e persino da dessert.

In cucina

Dopo aver trascorso una notte nella fuscella, può essere impiegata nella realizzazione di:

  • mousse per crostate;
  • crema per pizza;
  • farcia per cannoncini.

Può essere inoltre:

  • frullata e addizionata di panna montata, così da incorporare aria e dissolvere le microimperfezioni.

Quando opportunamente lavorata con:

si rende adatta persino alla produzione di ghiotti gelati espressi.

Con la ricotta forte potrai liberare tutta la tua fantasia, realizzando saporiti antipasti, vivaci merende e raffinati gateau.

Essa rappresenta infatti il "trait d'union" tra la cucina casereccia e quella "molecolare", alle quali omaggia, in egual misura, candore, sapidità e struttura.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Liquori
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: PAT

Descrizione

Il "gran Liquore di San Domenico" è ufficialmente riconosciuto come PAT, sigla che indica i Prodotti Agroalimentari Tradizionali, registrati e controllati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali della regione Puglia.

Storicità

Le origini del liquore sono molto antiche:

  • esso infatti prende il suo nome da un Convento del XV secolo dei Frati Domenicani di Lecce, che, nel corso dei secoli, hanno perfezionato e tramandato la ricetta.

Il Convento di San Domenico fuori le Mura,rappresenta uno dei simboli più significativi della produzione artistico, culturale del Salento.

L’arrivo dei frati domenicani in Puglia durante il XIII secolo, segna l’inizio di una presenza che si farà sempre più importante nei secoli XIV e XV.

Verso i primi anni del XV secolo venne fondato, a Lecce, il:

  • convento dei frati Predicatori di San Domenico con bolla papale di Eugenio V, datata al 15 giugno 1442.

Tutti gli ingredienti del gran Liquore di San Domenico sono stati selezionati con cura e hanno portato alla produzione di un amaro a base di "erbe e di zafferano" dal gusto sapientemente equilibrato ed inimitabile.

Attualmente il gran Liquore di San Domenico viene prodotto dal Consorzio Agrario Provinciale di Lecce.

Il Consorzio Agrario Provinciale di Lecce è il punto di riferimento per tutte le attività e procedure nei settori dell’Agricoltura e dell’Allevamento.

Si tratta di una rete di "professionisti" del comparto agroalimentare del sud Italia, che quotidianamente vogliono offrire ai soci ed ai clienti, una gamma completa di servizi "esclusivi", "prodotti innovativi" e "soluzioni all’avanguardia".

L’obiettivo del Consorzio Agrario Provinciale di Lecce è promuovere e accrescere il valore del territorio Salentino e Pugliese!

Ingredienti

Gli ingredienti per la preparazione del gran Liquore di San Domenico sono:

  • erbe;
  • zafferano;
  • alcool.

Degustazione

Il gran Liquore di San Domenico è l'amaro perfetto per chiudere in bellezza cene estive.

Il suo tocco fresco saprà conquistare anche i palati più delicati, grazie al suo sapore rotondo, al gusto gentile e alla sua consistenza cremosa.

A un primo sorso, il gran liquore di San Domenico si presenta:

gentile, affabile, quasi fosse un ospite dolce e gradito;

  • rivela solo in seguito una nota da "despota".

Una volta assaporato, in bocca vengono rievocate le note delle “erbe”, che posiamo percepire in modo netto e deciso.

Lo zafferano si differenzia come elemento caratterizzante!

Lo zafferano svolge un’azione stimolatrice dell’apparato digerente, come anche antiossidante per contrastare l’invecchiamento.

Per tale motivo questo amaro è consigliato anche per le donne, e per chi poco apprezza liquori troppo alcolici e forti.

Proprietà salutari

Lo zafferano, inoltre, è conosciuto per le sue innumerevoli proprietà, ovvero:

  • anti-invecchiamento;
  • riattivatore e stimolare del metabolismo;
  • digestivo.

Il Gran Liquore di San Domenico risulta così essere quasi un "elisir di lunga vita", una sorta di ambrosia dei domenicani, rimedio per l'infelicità e la tristezza.

Conservazione

Si consiglia di:

  • conservare il liquore lontano da fonti di calore,preferibilmente al buio.

Degustazione

Consumarlo non oltre i 12 mesi successivi all'apertura.

REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: IGP

Certificazioni

La "cipolla di Zapponeta", è coltivata con Indicazione Geografica Protetta (IGP).

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la cipolla di Zapponeta nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Coltivazioni

Questa cipolla è coltivata solo nei territori di:

  • Manfredonia;

  • Margherita di Savoia e appunto Zapponeta;

a cavallo quindi tra le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia.

La cipolla di Zapponeta è uno dei "fiori all' occhiello" della produzione agroalimentare tipica pugliese.

Presentazione

Dal colore bianco avorio, la cipolla di Zapponeta può avere:

  • forma e dimensione variabile a seconda del periodo di raccolta.

Se prelevata dal terreno di coltura tra Aprile e Maggio:

  • ha una forma piatta e schiacciata.

Se invece, viene raccolta tra Giugno e Agosto:

  • ha una forma più tonda e piriforme.

Non avendo un terreno in cui crescere dalla struttura importante, in quanto sabbioso, il bulbo della cipolla di Zapponeta assume una "forma perfetta", non incontrando alcun tipo di resistenza nello sviluppo.

Viene coltivata lungo la fascia costiera costituita da "arenili", vicino ai territori delle saline che erano un tempo zone a carattere paludoso, bonificate dall' opera dei contadini che nei secoli hanno saputo trasformarle in aree per la coltivazione.

Varietà

Si differenzia dalle altre coltivazioni simili per:

  • la spiccata croccantezza dovuta alla minore presenza di sostanza secca;
  • per il sapore dolce dovuto al basso contenuto di acido piruvico responsabile dell'aroma pungente che di solito caratterizza questo ortaggio da bulbo.

In cucina

Si presta molto bene ad ogni tipo di ricetta, è ottima se:

  • consumata cruda;
  • cotta al forno o gratinata;
  • può essere utilizzata per delle dolcissime zuppe o per il tipico calzone pugliese.
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali trasformati
CERTIFICAZIONE PRODOTTO: IGP

Descrizione

Altamura è un comune barese noto soprattutto per il grano duro ed il suo inimitabile pane DOP.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la lenticchia di Altamura nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

La lenticchia di Altamura è un prodotto IGP, ovvero di Indicazione di Origine Protetta.

Storicità

In realtà, è in questa stessa zona che viene coltivata anche la "lenticchia di Altamura", una delle varietà più famose e rinomate del mondo.

Il commercio di questo prodotto viene avviato soprattutto negli anni Trenta.

Questa lenticchia si è sempre contraddistinta per il suo caratteristico colore "verdognolo".

Da allora si è imposto sui mercati internazionali, conquistando un "posto d’onore" sulle tavole di:

  • Australia;
  • Germania;
  • Stati Uniti ed altri Paesi.

Dagli anni Settanta in poi, la produzione di queste lenticchie è però "rallentata", soprattutto a causa di un intensificarsi delle coltivazioni di grano duro.

La rinascita della lenticchia pugliese negli ultimi anni è opera di un gruppo di agricoltori riuniti nel consorzio Terre di Altamura.

Queste persone si sono impegnate nello sviluppo del territorio e nell’uniformazione delle tecniche di coltivazione e lavorazione.

Da qui, si è poi deciso di tentare una nuova sfida, ovvero cercare di conquistare l’ambito riconoscimento della "certificazione IGP".

Il duro lavoro è stato premiato e nel 2016 il traguardo è stato finalmente raggiunto.

Proprietà salutari

Le lenticchie di Altamura, da un punto di vista "nutritivo" sono molto importanti, poiché:

  • ricche di fibre;
  • ricche di sali minerali;
  • ricche di vitamine;
  • ricche di antiossidanti;
  • ricche di vitamina PP (funge da potente equilibratore del sistema nervoso, con azione antidepressiva e antipsicotica);
  • povere di grassi.

Le lenticchie sono considerate, fin dai tempi antichi, la “carne dei poveri”!

L’elevato contenuto di fibre le rende molto importanti e utili per:

  • il funzionamento dell’apparato intestinale;
  • contrastare malattie cardiovascolari;
  • tenere sotto controllo il livello del colesterolo.

Sono consigliate anche nella "prevenzione dell’arteriosclerosi", poiché i pochi grassi in esse contenute sono di tipo insaturo, inoltre contengono anche “isoflavoni”, sostanze che “puliscono” l’organismo.

Gli esperti consigliano la loro assunzione soprattutto in virtù delle loro "proprietà antiossidanti" che agiscono positivamente sugli inquinanti a cui tutti siamo soggetti.

Le lenticchie sono anche molto ricche di:

tiamina, utile per migliorare i processi di memorizzazione.

In cucina

La lenticchia di Altamura la troviamo in moltissimi piatti della cucina tipica pugliese, quello che vogliamo proporvi è:

  • la minestra di lenticchia di Altamura con salsiccia e crostini di pane Altamura.

Ingredienti

Gli ingredienti utilizzati nella preparazione della minestra di lenticchia di Altamura con salsiccia e crostini di pane Altamura sono:

  • 800 g di lenticchie di Altamura;
  • 400 g di pane di Altamura raffermo;
  • 100 g di Parmigiano grattugiato;
  • 200 ml di olio di semi di girasole;
  • 600 g di salsiccia fresca;
  • 3 uova;
  • 1 gambo di sedano;
  • 1 carota;
  • 1 cipolla;
  • 2 foglie di alloro;
  • rosmarino q.b.;
  • olio extravergine di oliva;
  • sale fino q.b.;
  • pepe.

Preparazione

Cominciamo con la preparazione, quindi:

  • fate cuocere le lenticchie in maniera tradizionale;
  • a parte preparare i crostini di pane;
  • tagliate il pane a tocchetti;
  • conditeli con olio, sale, pepe e un rametto di rosmarino.

Infornate il tutto a 170° per 10 minuti.

Intanto fate rosolare uno spicchio di aglio in una padella con un goccio di olio e poi aggiungete la salsiccia.

Tritate gli aghi di rosmarino rimasti ed uniteli alla salsiccia.

Impiattate versando la zuppa di lenticchie sul fondo del piatto e completare con la salsiccia e i crostini di pane.

Degustazione

In cucina poi si adattano ad una serie infinita di piatti e possono essere utilizzate per preparare:

  • zuppe;
  • vellutate;
  • contorni e molto altro ancora.
REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Formaggi

Descrizione

Il "pecorino foggiano" è un formaggio di origini antichissime, tipico della regione Puglia.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pecorino foggiano nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Il pecorino foggiano viene prodotto in provincia di Foggia, soprattutto nelle zone del Garganico, dal mese di Febbraio fino ad Ottobre.

Questo formaggio è particolarmente noto per il suo "gusto piccante" e viene prodotto in forme cilindriche del peso variabile dai 2 ai 7 kg.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione del pecorino foggiano sono:

Preparazione

Il metodo di lavorazione del pecorino foggiano prevede l'impiego di latte crudo da portare ad una temperatura di circa 37-40°, al quale viene aggiunto caglio di capretto o agnello.

La cagliata viene rotta tramite un bastone in legno, il "m'natur" fino a quando non raggiunge le dimensione di un chicco d'orzo e successivamente la pasta viene prelevata a mano e messa all'interno dei giunchi.

L'ultimo passaggio è la "salatura a secco".

La stagionatura del pecorino foggiano va da un minimo di 2 mesi per quello fresco, fino a sei mesi per quello stagionato.

Varianti

La variante del pecorino foggiano fresco presenta:

  • una crosta dura di colore giallo paglierino;
  • una pasta morbida con occhiatura fitta e fine.

Invece il pecorino foggiano stagionato ha:

  • una crosta dura di colore marrone e molto rugosa, con pasta dura di color paglierino.

Il pecorino foggiano può essere annoverato tra i formaggi grassi a pasta dura, con densità aromatica medio alta.

Degustazione

Viene comunemente consumato come formaggio da tavola e servito insieme a salumi.

Il pecorino foggiano si abbina a vini rossi, meglio se locali.

Descrizione

La "bocca di dama" è un dolcetto tipicamente pugliese, molto simile al dolce tipico siciliano chiamato "minne di Sant'Agata", ma con la differenza che la bocca di dama non vuole all'interno della sua ricetta alcun agente lievitante o grasso.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la bocca di dama nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Caratteristiche

Il nome denota il fatto che abbia:

  • una dimensione piccola;
  • simile alla "bocca di una dama";
  • nel suo aspetto grazioso nasconde una dolcezza che rapisce chiunque lo assaggi.

Ingredienti

La sua ricetta è, infatti, povera di ingredienti in quanto per la "base" della bocca di dama si prevede l'uso di:

  • 10 albumi di 10 uova;
  • 400 g di farina;
  • 10 tuorli;
  • 300 g di zucchero;
  • crema pasticcera q.b.;
  • glassa q.b.

Per la creazione della "crema pasticcera" per la bocca di dama, sono necessari i seguenti ingredienti:

  • 3 tuorli;
  • 5 cucchiai di zucchero;
  • 3 cucchiai di farina 00;
  • 500 ml di latte;
  • scorza di limone.

Invece, per la creazione della "glassa" della bocca di dama serviranno questi ingredienti:

  • 5 g di gelatina;
  • 30 g di acqua;
  • 50 g di glucosio.

Preparazione

La ricetta pugliese della bocca di dama prevede che si farciscano con:

  • la crema pasticcera;
  • la glassa e la ciliegina candita.

Per iniziare con la preparazione della bocca di dama dovrete cominciare a:

  • montare a neve gli albumi con lo zucchero;
  • unire i tuorli e mescolare il tutto cercando di mantenere intatta la massa, rivoltandola dall'alto verso il basso;
  • incorporate anche la farina continuando a mescolare dall'alto verso il basso;
  • prendete una sac a poche e cominciate a riempire le "formine a metà", in seguito mettete il tutto in forno a 200 gradi per circa 10 minuti, controllate la doratura.

A questo punto sarà necessario cominciare a preparare la "crema pasticcera" per farcire le bocche di dama, ovvero:

scaldate le scorze di limone unite con i 500 ml di latte;

montate lo zucchero insieme ai tuorli e in seguito aggiungete la farina;

unite al latte i tuorli, lo zucchero e la farina e girate bene il tutto affinchè i vari ingredienti si rapprendano e si venga a formare una crema omogenea.

Trasferire quindi la crema in una ciotola e lasciarla raffreddare!

Per la preparazione della "glassa" dovrete:

  • mettere a bagno la gelatina insieme all'acqua fredda;
  • in un pentolino, a fiamma bassa fate sciogliere il glucosio, la gelatina strizzata e 30 g di acqua (fate molta attenzione a non far bollire il tutto).

Origine

L'origine della bocca di dama non è povera, nonostante nell'impasto si prevedano pochi ingredienti e nessun agente lievitante.

Erano dolcetti tipicamente consumati dalle famiglie agiate del Salento che si adeguavano alla cucina sobria e semplice.

Le bocche di dama sono ancora oggi presenti nelle pasticcerie pugliesi, ma meno diffuse sul territorio nazionale rispetto ad una più tradizionale pasta di mandorle.

In particolar modo, è tradizione gustarle nella regione della Puglia in occasioni particolari, come il Carnevale.

Regione: Puglia
Tipologia di prodotto:  Bevande analcoliche, distillati e liquori

Descrizione

 La Puglia, territorio fertile per numerose specie, non possiede in realtà il clima ed il terreno ideale per la crescita prolifica di una specie vegetale, "il noce".

Origini

Le noci vengono raccolte secondo tradizione durante la "Notte di San Giovanni" (o del Solstizio d'Estate), tra 23 e 24 Giugno.

Questa usanza, soppiantata dal culto per il Santo, ha in realtà antichissime origini pagane.

Secondo quest'ultime, il Sabba Maggiore del Solstizio d'Estate veniva celebrato accanto ad "alberi di noce", o comunque con una grande considerazione rituale per questo albero maestoso.

Ad ogni modo, non vi sono notizie “certe” in merito a questo liquore, però ad oggi sappiamo che esistono versioni di liquore di noci in molti paesi europei.

Esistono documenti romani antichi sui quali è riportato che:

  • i Picti, popolo dei Britanni, si radunavano "nella notte di mezza estate" e bevevano da uno stesso calice uno scuro "liquore di noce".

Fonti successive, invece, riportano che tra i francesi era in uso un "liqueur de brou de noix" o "ratafià di mallo".

Molto probabilmente, l'ingresso in Italia di questo liquore, avvenne diffondendosi prima nella zona del Sassello e poi nel Modenese.

La leggenda

Il noce mantenne sempre un alone di "leggenda", legato alla presenza di streghe e incantesimi, che si trasmise alla preparazione del liquore.

Infatti, per tradizione, le noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla donna più esperta nella preparazione che, salita sull'albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori, servendosi delle sole mani e senza intaccarne la buccia.

Lasciate alla rugiada notturna per l'intera nottata, venivano messe in infusione il giorno dopo.

La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, ovvero la notte del 31 Ottobre.

La tradizione ci racconta di non usare "attrezzi di ferro" per la raccolta dei frutti, in base alla credenza secondo cui quel metallo fosse in grado di compromettere le proprietà delle piante officinali.

L'usanza è comunque molto antica e già i Druidi la seguivano cogliendo il vischio con un falcetto d'oro.

Produzione

In Puglia il nocino viene prodotto in modo piuttosto diffuso, ma lo stesso vale per gran parte della penisola.

Proprietà benefiche

Nonostante la difficoltà di adattamento al clima mediterraneo, sul territorio regionale si possono trovare alcuni sporadici alberi che producono un "tesoro prezioso". 

Nel momento in cui la noce "matura" scopriamo al suo interno moltissime proprietà benefiche, ovvero:

  • antiinfiammatorie;
  • digestive;
  • depurative;
  • ipotensive.

Utilizzo

Viene utilizzata per la produzione di un "liquore" tradizionale Pugliese, ma in particolare nell'area della Murgia Barese.

Stiamo parlando del "nocino", notissimo liquore digestivo dal forte aroma e dal sapore inconfondibile.

Piacevolissimo da bere a fine pasto, ma delizioso in qualunque momento!

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparaione del nocino sono:

  • 1 l di alcool;
  • 22 noci verdi;
  • mezza stacca di cannella;
  • 7 chiodi di garofano;
  • 500 g di zucchero;
  • 150 ml di acqua.

Lavorazione

Cominciate con la preparazione del nocino, quindi:

  • lavate sotto l’acqua corrente le noci e asciugatele con un canovaccio;
  • dividete ogni noce  in quattro parti e mettetele in un capiente vaso di vetro;
  • aggiungete l’alcool,  la cannella e i chiodi di garofano;
  • a questo punto, lasciate riposare il tutto per 40 giorni, ricordatevi di agitare le noci in infusione tutte le settimane.

Trascorsi  i 40 giorni, fate sciogliere lo zucchero in acqua tiepida.

Filtrate il nocino dalle spezie e dalle noci e versatelo nello sciroppo di zucchero intiepidito, a questo punto:

  • mescolate il nocino fino a che lo sciroppo di zucchero e l’alcool non i siano amalgamati del tutto.

Travasate il nocino nelle bottiglie e conservatelo al buio almeno fino a Dicembre.

Degustazione

Il modo migliore per servire il nocino è liscio a temperatura di 16-18°.

E’ ottimo come "digestivo" alla fine dei pasti.

Alcune varianti prevedono il nocino servito con il Parmigiano Reggiano oppure sul gelato per un ottimo dessert.

Regione: Puglia
Tipologia di prodotto:  Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati  

Tradizioni

Sono note le preparazioni gastronomiche nate per agevolare il lavoro nei campi dei contadini, pasti veloci e nutrienti per donare forza a chi doveva faticare per ore ed ore.

Provenienza

Quasi tutta la tradizione gastronomica popolare italiana, tiene conto di questo aspetto rurale e la "conserva piccante di peperoni" non è da meno.

Si tratta di una conserva di origine Pugliese e molto diffusa nella regione.

Questa conserva la possiamo trovare in particolar modo nella zona di Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce.

Storicità

Viene anche definita "cunserva mara" e un tempo veniva consumata con un pezzetto di pane da contadini e lavoratori durante la merenda.

Il suo consumo era rapido, non richiedeva grandi preparazioni e assicurava il fabbisogno calorico richiesto da chi lavorava.

Per questo la conserva piccante di peperoni è considerata un prodotto tradizionale, popolare e dagli ingredienti poveri.

Certificazioni

La conserva piccante di peperoni è stata inserita dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Ingredienti

Gli ingredienti fondamentali per la creazione della conserva piccante di peperoni sono:

  • 60 g di peperoncini piccanti;
  • 2 peperoni rossi dolci;
  • 15 g di habanero giallo;
  • 1 peperone giallo dolce;
  • 250 g di pomodorini;
  • 3 carote;
  • 1 cuore di sedano;
  • 3 steli di origano fresco;
  • 3 steli di timo fresco;
  • 30 foglie di basilico;
  • una manciata di prezzemolo;
  • 2 cipolle;
  • 3 spicchi d’aglio;
  • 300 g di olio extravergine di oliva;
  • 250 g di passata di pomodoro;
  • sale q.b.

Lavorazione

Cominciamo con la preparazione della conserva piccante di peperoni, quindi:

  • munitevi di guanti per poter maneggiare i peperoncini, prestate attenzione a non romperli, altrimenti dovrete sostituirli subito;
  • tritate finemente tutti gli ingredienti dopo averli lavati e mondati;
  • versateli in una pentola insieme all’olio, la passata di pomodoro e mezzo bicchiere d’acqua;
  • mettete sul fuoco e portate a bollore, poi abbassate la fiamma;
  • continuate la cottura per circa due ore, o comunque sino a che non si sia addensata, regolate di sale.

Verso fine cottura, rimescolate ogni tanto, per evitare che si attacchi sul fondo

A questo punto sarà necessario:

  • far raffreddare e poi versare la salsa così ottenuta dentro dei barattoli sterilizzati, possibilmente di piccole dimensioni;
  • metteteli  in una pentola capiente;
  • cercate di alternare i barattolini con l'utilizzo di alcuni canovacci;
  • copriteli di acqua fredda e poi poneteli sul fuoco, portate a bollore e fate sterilizzare per 30 minuti.

Passato questo tempo, spegnete e lasciateli raffreddare i barattoli nella pentola.

Quando saranno completamente freddi tirateli fuori dall’acqua e conservateli in un luogo fresco e buio!

Conservazione

Come avviene per le salse di pomodoro, viene conservata in barattoli di vetro ed utilizzata a seconda delle necessità, ovvero come:

  • condimento intenso e grintoso per la pasta;
  • condimento adatto su crostini e pezzi di pane.

La versatilità della conserva piccante di peperoni la rende un prodotto molto amato e utilizzato dalle famiglie del luogo.

Varianti

Una variante della conserva piccante di peperoni, può essere quella dei peperoni in agrodolce.

La ricetta è semplice e ve la proponiamo qui di seguito.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione dei peperoni in agrodolce sono:

  • 750 g di peperoni rossi;
  • 750 g di peperoni gialli;
  • 50 g di sale fino;
  • 1 l di aceto di mele;
  • 125 g di zucchero.

Preparazione

Cominciate con la preparazione dei peproni in agrodolce, quindi:

  • lavate e asciugate i peperoni;
  • eliminate il picciolo, togliete i semi e i filamenti interni e divideteli in 4 parti;
  • da ciascuno spicchio ricavate delle striscioline sottili;
  • in un tegame capiente versate l’aceto di mele, lo zucchero, il sale e fate cuocere il tutto a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto;
  • quando lo zucchero e il sale si saranno sciolti, aggiungete i peperoni e coprite con un coperchio.

I peperoni dovranno cuocere, ma non sfaldarsi, pertanto saranno necessari circa 20 minuti.

Controllate dopo 15, minuti perchè il tempo può variare anche in base alla carnosità dei peperoni.

Una volta pronti fateli scolare raccogliendo il liquido di cottura in una ciotolina.

Lasciateli scolare fino a completo raffreddamento, per questo ci vorranno almeno 2 ore.

A questo punto,  invasate i peperoni senza arrivare fino all'orlo, cercate di lasciare  2 cm dal bordo e poi ricopriteli interamente con il liquido di cottura, ormai freddo.

Il liquido deve superare di almeno 1 cm il livello degli ortaggi.

Per evitare che i peperoni affiorino dal liquido, è consigliabile utilizzare dei "distanziatori in plastica" da inserire all'interno del baratto.

Chiudete bene i vasetti stringendo accuratamente i tappi e procedete alla "pastorizzazione", ovvero la "bollitura dei vasetti".

Per verificare che si sia creato il "sottovuoto" premete al centro del tappo, se non sentite alcun "suono", tipo "clack" allora il "sottovuoto" si sarà creato correttamente!

Regione: Puglia
Tipologia di prodotto: Formaggi 

Provenienza

 Il "Pallone di Gravina" è il formaggio più caratteristico della zone delle "Murge", un vasto territorio pugliese che comprende la provincia di Bari.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pallone di Gravina nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

Si tratta di un prodotto autoctono, molto apprezzato non solo nella regione di produzione, ma anche nel resto dell'Italia, tanto da essere spesso citato nelle migliori riviste agrarie.

Il formaggio deve il suo nome proprio alla "forma", decisamente sferica e molto simile ad un pallone, e al suo paese di origine.

La filiera della lavorazione del latte a Gravina e sul territorio dell'Alta Murgia, rappresentano una tradizione antichissima!

Gravina ha rappresentato una stazione importante sul tratto Bradanico-Tarantino.

Tutta la capacità lattiera che veniva dai bestiami, era usata per:

  • la lavorazione di formaggi pecorini e vaccini con la produzione, soprattutto, di "pasta filata".

I "latticini freschi" sono appunto esempi importanti:

  • il fior di latte;
  • la mozzarella;
  • la stracciatella;
  • i nodini;
  • le trecce;
  • la manteca (burrino) e burrate.

Anche il Pallone di Gravina rappresenta un esmpio importante, anche se rispetto agli altri è più "stagionato".

Le origini del latte che hanno dato vita la Pallone di Gravina sono di:

La vacca podolica stazionava in maniera permanente nel Bosco Difesa Grande a 5 km dal centro abitato di Gravina.

Nell'anno 2012 è stato creato il "Presidio Slow Food Pallone di Gravina", grazie all'impegno dei produttori, della locale condotta Slow Food e dell'Associazione Murgiamadre.

Caratteristiche

Il Pallone di Gravina è un formaggio a "pasta dura" realizzato con il latte di mucca.

  • La stagionatura è medio-lunga.
  • La crosta è scura.
  • La pasta presenta un colore paglierino.

Ingredienti

L'ingrediente fondamentale per la creazione del Pallone di Gravina è il:

  • latte di mucca.

Conservazione

Le forme vengono fatte a mano e conservate per almeno 3 mesi al buio, meglio se in grotte scavate nel tufo che gli dona questo inconfondibile e spettacolare "aroma".

Le forme hanno un peso variabile, ma che normalmente non supera mai i 10 kg.

Lavorazione

La lavorazione, sempre la stessa sin dai tempi della "transumanza", richiede passaggi semplici ma decisamente importanti:

  • si parte dal latte di "vacca crudo", la cagliata preparata con l'aggiunta di caglio di vitello viene sottoposta a rottura e riscaldata ad alta temperatura;
  • il composto viene trasferito su tavoli inclinati;
  • viene pressata e rivoltata più volte affinché rilasci il siero in eccesso.

Le ultime fasi sono quelle della "filatura" in acqua bollente e la "formatura manuale".

In cucina

In cucina il Pallone di Gravina può essere utilizzato in diverse ricette!

Di seguito vi proponiamo la ricetta dei:

  • cavatelli di grano arso con Pallone di Gravina su creama di cicerchie e sarde.

Ingredienti

Gli ingredienti, per 6 persone, necessari per la preparazione di questo piatto a base ci Pallone di Gravina sono:

  • 200 g di farina di grano arso;
  • 700 g di farina 00;
  • 300 g di semola rimacinata di grano duro;
  • 5 g di sale fino;
  • 450 ml di acqua calda;
  • 500 g di bietola a coste larghe;
  • 200 g di Pallone di Gravina;
  • 300 g di cicerchie;
  • uno spicchio di aglio;
  • un rametto di alloro;
  • 150 g di  olio extravergine;
  • 500 g di sarde fresche;
  • finocchietto.

Preparazione

Per la preparazione dei cavatelli di grano arso con Pallone di Gravina su creama di cicerchie e sarde, bisogna:

  • anzitutto, lavare le cicerchie e metterle a bagno per 24 ore;
  • scolarle e privarle della pellicina esterna;
  • cuocerle in una pentola d’acqua con aglio e alloro;
  • quando saranno morbide, frullarle col mixer nella loro acqua di cottura aggiungendo olio extravregine di oliva.

Per i cavatelli bisogna:

  • disporre la farina a fontana con sale e acqua calda e lavorare l’impasto con il palmo delle mani, allungandolo e ripiegandolo su se stesso, per circa 10 minuti;
  • quando non si attaccherà più alle dita e sarà liscio e omogeneo, coprire con pellicola (o con un panno umido);
  • a questo punto fatelo riposare per 30 minuti in un luogo fresco affinché perda l’elasticità e possa essere steso facilmente;
  • poi staccarne un pezzo e fare un filoncino di mezzo centimetro di diametro, da tagliare in pezzi lunghi circa 2 cm;
  • schiacciare la pasta con la punta delle dita (indice e medio) e, contemporaneamente, trascinare per dargli la forma allungata e incavata all’interno.

Lasciar asciugare per almeno 30 minuti prima di cucinare.

Pulire le sarde e ricavare dei filetti.

Ora, metà filetti dovete farli marinare con olio, aglio e il trito di finocchietto per 15 minuti, poi frullare il tutto con il mixer ricavandone una crema.

Cuocere la costa delle bietole tagliata a listarelle e a metà cottura nella stessa acqua i cavatelli.

A parte dovrete rosolare in padella una sarda sbriciolata con olio e l’aglio tritato.

Con un coppa pasta formate un cilindro con:

  • passata di cicerchia intorno ai cavatelli e bietola;
  • un velo di Pallone di Gravina;
  • infine una sarda arrotolata precedentemente infornata con pane croccante all’olio d’oliva.

Aggiungete un rametto di finocchietto selvatico e della crema di sarda!

I vostri cavatelli di grano arso con Pallone di Gravina su creama di cicerchie e sarde sono pronti per essere assaporati!

Degustazione

Il Pallone di Gravina soddisfa i palati più esigenti ed è considerato una vera prelibatezza se abbinato con un vino rosso corposo.

Regione: Puglia
Tipologia di prodotto: Formaggi

Descrizione

 La "giuncata" è il formaggio che meglio rappresenta l'arte casearia della regione Puglia.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la giuncata nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Ingredienti

Si tratta di un formaggio fresco a pasta morbida realizzato con:

  • latte di pecora;
  • latte di capra;
  • latte vaccino appena munto;
  • caglio.

Tradizioni

Considerato da sempre un prodotto altamente nutritivo, la giuncata in passato, era l'alimento principale dei braccianti che abitualmente la consumavano durante la prima colazione.

Il nome del prodotto deriva dal fatto che la cagliata, appena pronta, veniva sistemata in tante cestelle di rami di giunco.

Attualmente i produttori usano stampi in plastica che garantiscono una maggiore igiene alimentare e quindi più sicurezza per i consumatori.

Caratteristiche

Nella giuncata non c'è alcuna aggiunta di sale, inoltre questo formaggio non richiede stagionatura ed è quindi pronto per essere consumato subito.

La produzione è giornaliera, ogni forma è caratterizzata da:

  • un peso di circa 300-400 grammi;
  • non ha la crosta;
  • la pasta è bianca, umida e leggermente aromatica;
  • il sapore è delicato.

Degustazione

La giuncata è gustosa da mangiare sia da sola che spalmata sul pane, si può portare in tavola come:

  • antipasto;
  • secondo piatto.

Grazie alla sua morbidezza e alla sua cremosità, la giuncata è anche molto utilizzata per:

  • alleggerire l'impasto degli gnocchi;
  • per preparare torte;
  • farcire dolci di pasta frolla.

Gli intenditori della buona tavola amano gustare la giuncata in accompagnamento a:

  • marmellate fatte in casa;
  • salsine di frutta o miele.

Ipocalorico

Trattandosi di un formaggio leggero è molto indicato anche per chi deve seguire un regime alimentare "ipocalorico".

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