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Regione: Puglia  
Tipologia di prodotto: Paste fresche e prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria

Descrizione

I cavatelli sono un particolare tipo di pasta fresca tipica pugliese e diffusa in tutto il territorio regionale, ma presente anche in altre zone del Sud Italia.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito i cavatelli nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

I cavatelli si ottengono dalla lavorazione della semola di grano duro, prodotto che rappresenta una delle eccellenze della regione e che viene coltivato da molti secoli nel territorio pugliese, con le prime testimonianze risalenti al tempo dei romani.

La realizzazione dei cavatelli avveniva in casa ed era una pasta che si usava preparare nei periodi festivi.

Caratteristiche

cavatelli presentano:

  • una forma allungata, quasi cilindrica, con una caratteristica incavatura realizzata con le dita, da cui deriva anche il nome, che contribuisce a trattenere in maniera ottimale il condimento con cui vengono preparati.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione dei cavatelli sono:

Preparazione

La preparazione è abbastanza semplice!

Come prima cosa si crea un impasto formato da farina e semola di grano duro rimacinata:

  • durante l'impasto si aggiungono acqua e olio fino ad ottenere un composto abbastanza morbido;
  • a questo punto, si lascia riposare la pasta per circa un quarto d'ora e poi si procede alla realizzazione dei cavatelli;
  • si arrotola un pezzo di pasta che va poi diviso in tanti piccoli pezzi, i quali vengono scavati con le dita in maniera da ottenere la forma tradizionale, con i bordi leggermente arricciati.

Degustazione

I cavatelli sono un tipo di pasta che si abbina con numerosi condimenti.

Tradizionalmente venivano conditi con un sugo di carne, in particolare agnello.

Variante di degustazione

Non mancano comunque le varianti dei cavatelli, come:

  • il condimento con le cozze e quello con sugo di pomodoro e ricotta di pecora.
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REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Gastronomia

Descrizione

Il piatto composto da "ciciri e tria" è uno dei più antichi in tutta la Puglia.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito i ciciri e tria nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

La ricetta ha origine soprattutto nel Salento, ma ad oggi è assai diffusa anche nel resto delle regioni.

Le origini risalgono addirittura all'epoca del poeta latino Orazio, il quale in alcune sue opere parlava di una gustosa zuppa realizzata con:

  • porro;
  • ceci;
  • lasagne.

La "tria" è un particolare tipo di pasta, il cui nome deriva dal termine arabo "itriyah" che vuol dire appunto "pasta secca".

Viene chiamata anche "massa di San Giuseppe" perché rappresenta un piatto tradizionale per il 19 Marzo.

In questa occasione, ciciri e tria, prevedeva una preparazione secondo un preciso rituale.

Venivano allestite delle tavolate (Tavole di San Giuseppe), con tutti i prodotti agricoli e della terra per poter offrire un pasto anche a chi non poteva permetterselo.

Tutt'ora alcuni paesi e borghi celebrano questo rito per tradizione.

Ciciri e Tria è un piatto sostanzialmente molto semplice e povero che ancora oggi viene preparato in Puglia, e non soltanto in occasione della Festa del Papà, ma anche durante il resto dell'anno, soprattutto durante le stagioni fredde.

Ingredienti

Gli ingredienti necessari per la preparazione della "pasta fresca" (tria), sono:

  • 165 g di acqua;
  • 150 g di farina 00;
  • 150 g di semola di grano duro rimacinata;
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Una parte di questa viene fritta in olio evo (frizzuli).

Invece, gli ingredienti per la preparazione del "condimento" di ciciri e tria sono:

  • 150 g di ciciri (ceci secchi);
  • 80 g di cipolle bianche;
  • 2 spicchi di aglio; 
  • qualche rametto di rosmarino;
  • 1 peperoncino fresco;
  • 3 foglie di alloro;
  • sale fino q.b.;
  • olio extravergine di oliva q.b.;
  • 250 ml di olio di semi;
  • 350 g di broso vegetale.

Preparazione

Prima di iniziare con la preparazione di ciciri e tria sarà necessario come primo passo:

  • mettere in ammollo per tutta la notte i ceci, al fine di farli ammorbidire!

Prodeguite in questo modo:

  • tagliate e tritate la cipolla bianca;
  • in una padella fate un soffritto con olio e 2 spicchi di aglio interi, quando sarà ben rosolato toglietelo;
  • versate nella padella la cipolla, mescolate e aggiugete l'acqua con il brodo vegetale;
  • fate trascorrere 10 minuti e inserite anche il peperoncino a pezzetti (senza semini), l'alloro e il rosmarino.

Riprendete i vostri ceci, scolateli e uniteli agli altri ingredienti nel tegame, la cottura dovrà continuare per 2 ore circa, a poco a poco aggiungete anche del brodo vegetale.

Per creare la "pasta" dovrete:

  • setacciare la farina 00 con la semola rimacinata, il tutto dentro una ciotola;
  • sucessivamente versate l'acqua e anche l'olio;
  • continuate a mescolare per amalgamare bene gli ingredienti e allo stesso tempo procedete versando l'acqua a poco a poco;
  • una volta raggiunta una consistenza liscia e omogenea, avvolgete la pasta in una pellicola e fatela riposare per mezz'ora.

Trascorso anche questo tempo, munitevi di una macchina "tira pasta" e stendete bene l'impasto!

Raggiunto uno spessore di circa 2/3 mm, sempre con l'aiuto della macchina, create delle "tagliatelle" e dividetele a pezzettini lunghi circa 8/9 cm.

A questo punto dovrete:

  • prendere ciascun pezzetto di pasta e "torcerlo" a spirale;
  • ripetete questa operazione per ogni pezzetto e una volta concluso, riponete la pasta su una teglia e lasciate riposare il tutto per almeno 2 ore.

Passato questo tempo di "seccatura", sarà necessario cuocere la pasta, e quindi:

  • in un tegame versate dell'olio di semi e portatelo ad una temperatura massima di 170 gradi;
  • sucessivamente, procedete con il friggere il 40% dell'intera pasta a pochi pezzettini alla volta;
  • aspetterete la "doratura", li scolerete e riporrete su della carta assorbente;
  • la pasta rimanente, potrete cuocela normalmente, facendola lessare in acqua salata per circa 1 minuto.

Passiamo all'unione di ciciri e tria quindi:

scolate la pasta lessata e unitela direttamente nel tegame dei ceci;

per dare il "tocco finale", in fase di impiattamento aggiungete qualche "tria fritta".

Il piatto è pronto per essere assaporato!

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REGIONE: Sardegna
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pasta fresca

Descrizione

Le "colombelle" in dialetto, "caombasa", sono una forma di pasta tipica della Sardegna e, in particolare, della località di Masullas, in provincia di Oristano.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le colombelle nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sardegna (PAT).

Origini

Le colombelle sono una pasta di origini molto antiche, veniva preparata soprattutto in occasione della Pasqua, con una miscela povera fatta di semola di grano duro, acqua e sale.

Quello che contraddistingue le colombelle è:

  • il loro formato, che ricorda, per l'appunto, delle "piccole colombe" in volo.

Ingredienti

Per sei porzioni, servono:

  • 500 g di semola di grano duro;
  • 1 cucchiaino di sale marino fino;
  • acqua q.b.

Lavorazione

L'impasto delle colombelle viene:

  • lavorato a mano, finché non si presenta omogeneo e morbido;
  • va steso col mattarello fino a ottenere una sfoglia spessa 2 mm circa;
  • con un coltellino a punta fine, si ricavano dei triangolini equilateri;
  • se ne tagliuzza un vertice, in modo da creare la coda della colombella, e il centro del lato opposto a questo vertice, per realizzare la testa;
  • gli altri due angoli del triangolino vengono schiacciati con il pollice al fine di realizzare le ali;
  • l'ultimo tocco consiste nel creare il corpo della colombella, pizzicando tra pollice e indice la parte di pasta che va dalla testa alla coda.

Degustazione

Le colombelle, che originariamente sono nate per "invogliare i bambini a mangiare", hanno un tempo di cottura molto rapido e si sposano bene con qualsiasi condimento, dal semplice sugo con pomodorini freschi ad altre salse tipiche sarde più elaborate, come il sugo con la salsiccia e i pomodori secchi, quello con i funghi Pleurotus o la salsa di carciofi e zafferano.
Pubblicato in SARDEGNA
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Come realizzare i cappelletti in brodo, ricetta natalizia della tradizione marchigiana e piatto gustoso da consumare in famiglia

I cappelletti in brodo sono una delle preparazioni di pasta tipiche della cucina marchigiana. Sono da sempre una ricetta natalizia, presente un po’ in tutta la regione.

In generale, la ricetta cappelletti in brodo è diffusa anche in Emilia Romagna dove, a differenza della ricetta tipica marchigiana, la pasta ha un ripieno confezionato con formaggio e petto di cappone.

I cappelletti vengono spesso confusi con i tortellini e si distinguono da questi ultimi, grazie alla loro forma particolare che ricorda, appunto, quella di un cappello. Si tratta di un piatto caldo, generalmente invernale che rievoca il calore delle feste tradizionali trascorse in famiglia.

La tradizione dei cappelletti in brodo marchigiani

I cappelletti in brodo sono uno dei piatti tipici delle Marche. Anticamente, andavano consumati nel periodo natalizio e si servivano rigorosamente accompagnati al brodo di cappone.

In particolare, i cappelletti venivano preparati l’8 dicembre, per poi essere cotti durante il giorno di Natale.

La preparazione era un rituale, un momento di condivisione speciale: le donne si riunivano in famiglia, nelle case, e iniziavano a cucinare tutte insieme i cappelletti, preparando con attenzione ogni elemento della ricetta tradizionale. Dalla sfoglia al ripieno di carne. Un clima di armonia che rendeva ancora più magico la condivisione di una delle ricette tipiche marchigiane più gustose e note.

Cappelletti Preparazione

Ricetta cappelletti in brodo: gli ingredienti e il procedimento per preparare la sfoglia

Gli ingredienti per preparare una delle più apprezzate ricette marchigiane sono:

  • 500 g di farina
  • 5 uova
  • sale q.b.

Per preparare la pasta, unire le uova alla farina e aggiungere un pizzico di sale. Impastate fino a ottenere un composto liscio e omogeneo.

Fate riposare l’impasto prima di stenderlo e ricavare una sfoglia piuttosto sottile. Ritagliate dall’impasto dei piccoli cerchi, adoperando delle forme apposite o un bicchierino di liquore.

Come preparare il ripieno per cappelletti in brodo

La preparazione del ripieno per i cappelletti in brodo richiederà i seguenti ingredienti:

  • 400 grammi di carne mista (in genere maiale e pollo)
  • Burro
  • Cipolla
  • 100 g di Parmigiano
  • 2 uova
  • Noce moscata
  • Limone grattugiato

Si inizia, naturalmente, cuocendo in una padella, con il burro e la cipolla, tutte le carni precedentemente tagliate a pezzetti. Durante la cottura, aggiustate di sale. Lasciate raffreddare e tritate finemente le carni. Poi, aggiungete la noce moscata, il limone grattugiato e il parmigiano. Unite le 2 uova e un altro pezzetto di burro. Amalgamate bene il composto e riponetelo al centro dei dischi di pasta precedentemente realizzati. Chiudete bene l’impasto, cercando di dargli la forma tradizionale dei cappelletti.

La ricetta per preparare il brodo di cappone

Come da tradizione, i cappelletti andranno cotti e serviti con il brodo di cappone.

Il brodo ha un sapore e un profumo unici che possono essere ricreati adoperando dei capponi ruspanti.

Ecco gli ingredienti per realizzare circa 3 litri di brodo.

  • Una coscia di cappone
  • Una punta di petto
  • Un osso da brodo
  • 1 cipolla piccolina
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • sale q.b.

Lavate le verdure ed eliminate la buccia esterna della cipolla. Le verdure vanno lasciate intere. Mettete tutti gli ingredienti in un tegame dai bordi alti e versate circa 3,5 litri di acqua. Aggiungete un pizzico di sale e portate a bollore, a fiamma media. Appena inizia a bollire, abbassate la fiamma e lasciate cuocere il tutto per circa 3 ore, a tegame semiscoperto. Il brodo non va mai mescolato. Coprite e lasciate raffreddare. Infine, conservate in frigorifero.

In genere, il brodo viene preparato il giorno prima, affinché la parte grassa della carne possa solidificarsi nella pentola ed essere rimossa. Il brodo va passato almeno 3 volte al setaccio. Il liquido che ne risulta, limpido e sgrassato, è il brodo da utilizzare per cuocere la pasta fresca.

Ricordate che il brodo può essere conservato in frigorifero per 2-3 giorni, o congelato per utilizzi successivi.

Una volta cotta la pasta, impiattate subito. Quella che rimane, non la lasciate nella pentola, ma tenetela da parte, al caldo, per evitare che continui la sua cottura nel brodo, disfacendosi.

Pubblicato in RICETTE MARCHIGIANE
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REGIONE: Sardegna
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Pasta fresca

Descrizione

Ogni regione ha le sue particolarità, i suoi cibi tradizionali e i suoi sapori tipici ed facile tra le ricette del luogo trovare alcune piccole stranezze.

Cetrificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito le crogoristasa nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sardegna (PAT).

Degustazione

In Sardegna si possono gustare le creste di gallo e di gallina.

Coloro che storcono il naso al pensiero possono essere facilmente rassicurati dicendo che le creste di gallo, dette in sardo crogoristasa o crogoristas, altro non sono che un tipo di pasta tradizionale sarda.

Le creste di gallo, o crogoristasa, possono essere mangiati con condimenti vari, ma è particolarmente indicata per accogliere sughi al pomodoro o con carne, grazie alla superficie ruvida e irregolare della sfoglia, che riesce a raccogliere le salse.

Origine

L'origine delle creste di gallo va individuata attorno a Masullas, piccolo comune in provincia di Oristano.

Caratteristiche

Visivamente molto graziose e realizzate con ingredienti semplici, tipici e genuini, le crogoristasa sono realizzate rigorosamente a mano secondo tradizione.

Proprio la manualità e l'originalità estetica di questo tipo di pasta sono i punti di forza di questo prodotto sardo, che lo rendono curioso e bizzarro.

Ingredienti

La base delle crogoristasa è fatta di pochissimi elementi, possibilmente biologici:

  • semola di grano duro,
  • acqua;
  • sale.

Il tutto va impastato, steso, tagliato e piegato in modo da far assumere ai pezzetti di sfoglia la forma delle creste di gallo, utilizzando anche una rotellina per dare vita al bordo crestato.

In alcuni casi si aggiunge all'impasto un pizzico di zafferano per donare un tocco giallo più realistico alla sfoglia.

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Descrizione

Il "cucciddatu di Calatafimi" è un pane di grano duro dalle origini antiche e dalla caratteristica forma a ciambella prodotto in tutta la Sicilia.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito i cucciddatu di Calatafimi nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sicilia (PAT).

Caratteristiche

È un tipo di pane dalla forma insolita che rappresenta una "corona intagliata".

Ingredienti

Ogni pagnotta pesa circa 200 grammi ed è composta da:

Preparazione

Questo tipo di pane viene prodotto tramite un impasto di farina a cui viene aggiunta l'acqua, il lievito, l'olio e il sale.

Ottenuto un impasto liscio, questo viene diviso in porzioni da 250 g l'uno ed alle quali viene data la tipica forma di corona con una lavorazione tradizionale.

Questa lavorazione artigianale tramandata di generazioni in generazioni fa uso di strumenti semplici come tavolieri di legno e coltelli.

Cottura

Dopo aver dato la forma, le pagnotte vengono infornate per 30 minuti a 225 gradi.

Origini

Il cucciddatu di Calatafimi è un tipo di pane molto antico.

La sua creazione risale al 1600 in occasione della festa religiosa per il Crocifisso Padrone di Calatafami Segesta.

In quest'occasione infatti veniva offerta alla popolazione questo tipo di pane dal ceto dei "Massari".

Oggigiorno la richiesta del cucciddati di Calatafimi è tale che ogni panetteria locale lo produce giornalmente, rendendolo un prodotto tipico ed attrattiva gastronomica del luogo.

Curiosità

Essendo però un pane tipico della tradizione e di facile produzione il cucciddatu di Calatafimi è facilmente reperibile in ogni abitazione del comune siciliano.

Pubblicato in SICILIA
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